Questo anfibio è endemico in Italia, ovvero si trova soltanto in Italia, con due specie molto simili tra loro: la Salamndrina terdigitata che si trova a sud del fiume Volturno e la Salamandrina perspicillata, che invece vive a nord del fiume. Entrambe hanno gli occhiali: una macchia di colore giallo che contorna e unisce gli occhiali, grandi e prominenti. Il resto del corpo è bruno smorto sulle parti superiori con macchie nere su quelle inferiori, mentre la superficie inferiore della coda e l’interno degli arti sfoggiano un colore rosso vivo. Le zampe terminano tutte con quattro dita, a differenza delle altre salamandre che sugli arti posteriori ne hanno cinque. Gli anfibi che presentano una coda si definiscono urodeli e per questo la salamndrina dagli occhiali è classificata come urodelo. Vive lungo i corsi d’acqua, nei quali entra solo nel periodo riproduttivo. La deposizione delle uova avviene in primavera, tra la fine di aprile e la metà di maggio. Le uova vengono attaccate singolarmente a rami e foglie morte, radici sommerse ma anche nelle anfrattuosità delle rocce lungo le rive dei corsi d’acqua. I siti riproduttivi sono rappresentati da corsi d’acqua perenni o che mantengono acqua almeno fino alla metà di agosto (in modo da permettere alle larve di compiere la metamorfosi), non inquinati, non disturbati dall’uomo e caratterizzati da assenza di fauna ittica. La salamandrina dagli occhiali predilige estese aree boscate, a prevalenza di caducifoglie (soprattutto cerro, castagno e carpino nero).

Trascorre la giornata nascosto sotto tronchi o pietre, in prossimità dell’acqua, mettendosi in azione al crepuscolo; solo con tempo piovoso o molto umido esce allo scoperto anche di giorno, dando la caccia ad anellidi, insetti e molluschi. A sua volta è preda di anfibi, come il rospo comune, e da rettili come l’orbettino e la biscia d’acqua, nonostante si difenda con la secrezione delle ghiandole velenifere; le sue larve invece sono divorate in quantità dal granchio e dal gambero di fiume, dalle larve di libellule e dai coleotteri. Ma come già detto, i maggiori pericoli per questo anfibio derivano dall’inquinamento, al quale è estremamente sensibile, e dalla raccolta a scopo collezionistico.

Bibliografia: Atlante degli anfibi della provincia di Siena (Riserve Naturali Senesi); Animali della Toscana (Erasmo D’Angelis)



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