In Italia sono state censite 357 specie migratrici: tra queste, oltre alla rondine, vi sono il falco pecchiaiolo, il biancone, la quaglia, il cuculo, il rondone e la cicogna bianca. Affrontano traversate bibliche, che comportano un notevole consumo di energie, ottimizzate grazie al volo in formazioni nelle quali ogni individuo occupa una precisa posizione e distanza dall’altro volatile.
Se i passeriformi volano in stormi alquanto scoordinati, i cormorani scelgono la fila indiana, mentre la formazione a V è preferita da oche, cigni e anatre.
È quest’ultima la migliore scelta strategica. Volare a cuneo, infatti, potenzia l’efficacia aerodinamica.
Fendendo l’aria, l’esemplare che guida lo stormo crea delle correnti ascensionali che permettono a chi gli sta dietro di stancarsi meno. Inoltre la visibilità è garantita a tutti e tutti vedono dove vanno. Sono gli esemplari più anziani e più esperti a guidare il gruppo, dandosi il cambio a intervalli regolari; i giovani occupano le retrovie, e la formazione è chiusa da altri adulti. Solo un quarto delle nostre specie migratrici, calcola la Lipu, volano di giorno: tra queste, storno, rondine, fringuello, rapaci e cicogne. Le altre migrano soprattutto di notte, a un’altezza media che per i passeriformi va da qualche centinaio fino a 2000 metri, con punte che arrivano a 7000; gabbiani, pivieri e altri limicoli viaggiano in genere tra i 2000 e i 4000 metri. Il record assoluto è detenuto dalla sterna cadalunga, che nidifica lungo le coste artiche e migra fino a raggiungere il circolo polare antartico, dalla parte opposta della Terra, percorrendo tra andata e ritorno almeno 30.000 chilometri. Per orientarsi e aggiustare la direzione di volo, gli uccelli migratori si servono del sole, di notte utilizzano le costellazioni come punto di riferimento e riescono a valutare l’angolo ottenuto dalle linee formate dal campo magnetico con la superficie terrestre. Inoltre una straordinaria memoria visiva imprime le caratteristiche topografiche nella loro mente e permette di localizzare e raggiungere il nido dell’anno precedente.

Animali della Toscana – Erasmo D’Angelis



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